Il 29 settembre 2026 Eurostat ha aggiornato le statistiche sul personale di ricerca e sviluppo, con i dati riferiti al 2024. In Italia i ricercatori, misurati in equivalenti a tempo pieno (ETP), sono 179.268: lo 0,77% degli occupati, contro l’1,11% della media europea.
Con questo valore l’Italia è al 21° posto tra i 27 Paesi dell’Unione. Guidano la classifica Svezia (2,17%), Finlandia (1,95%) e Danimarca (1,83%); chiudono Malta (0,45%), Cipro (0,35%) e Romania (0,28%).
Una crescita che non riduce la distanza
In dieci anni la quota italiana è salita dallo 0,55% del 2014 allo 0,77% del 2024. Nello stesso periodo la media europea è passata dallo 0,82% all’1,11%. La distanza in punti è quindi leggermente aumentata, da 0,27 a 0,34 punti, mentre in rapporto il valore italiano resta intorno ai due terzi di quello europeo (67% nel 2014, 69% nel 2024).
Tra il 2023 e il 2024 i ricercatori italiani sono aumentati del 5,4%, da 170.062 a 179.268 ETP. L’aumento si concentra nell’istruzione superiore, dove i ricercatori passano da 64.202 a 74.050 (il dato italiano di questo settore è una stima). Nelle imprese, invece, nello stesso anno sono diminuiti di 3.149 unità.
Il nodo delle imprese
Il divario più ampio riguarda il settore privato. I ricercatori che lavorano nelle imprese sono lo 0,30% degli occupati in Italia, meno della metà della media UE (0,63%), e collocano il Paese al 20° posto su 27. In valore assoluto sono 70.036 ETP, in calo per il secondo anno consecutivo (76.017 nel 2022, 73.185 nel 2023) e circa il 10% in meno rispetto ai 78.111 del 2019. Tra il 2019 e il 2024 i ricercatori delle imprese nella UE sono invece cresciuti di circa il 24%.
Ne deriva una composizione diversa da quella europea. In Italia il 39,1% dei ricercatori lavora nelle imprese e il 41,3% nell’istruzione superiore; nella media UE le imprese ne impiegano il 57,0% e l’istruzione superiore il 31,5%. Pesano di più, in Italia, anche gli enti pubblici di ricerca: 16,6% contro 10,1%.
C’è poi una differenza nel profilo del personale. Nelle imprese italiane il personale di R&S conta 188.317 unità ETP, ma i ricercatori ne sono il 37%; la parte restante è composta in larga misura da tecnici (83.764 ETP). Nella media UE i ricercatori rappresentano il 62% del personale di R&S delle imprese.
Cosa indicano i dati
Le statistiche non spiegano le cause del divario, ma ne indicano la localizzazione: fuori dalle imprese i ricercatori sono lo 0,47% degli occupati in Italia e lo 0,48% nella UE, quindi il divario si concentra quasi interamente nella ricerca d’impresa, dove nell’ultimo biennio il numero di ricercatori è diminuito mentre in Europa continuava a crescere.
Per le imprese, la quota elevata di tecnici sul personale di R&S segnala che una parte significativa dell’attività di innovazione si appoggia su profili tecnici più che su ricercatori in senso stretto: conoscere con precisione quali competenze sono già presenti in azienda è il punto di partenza per decidere dove investire. Per la pubblica amministrazione e per chi si occupa di formazione e orientamento, il dato sulla ricerca d’impresa è un indicatore da seguire insieme a quelli su laureati STEM e specialisti ICT, già analizzati su questo sito.
