Il 10 settembre 2026 Eurostat ha aggiornato gli indicatori sui giovani che lasciano precocemente l’istruzione e la formazione, con i dati riferiti al 2025. In Italia i giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media e non partecipano ad attività di istruzione o formazione sono l’8,2%, contro il 9,1% della media europea.
Nella serie Eurostat disponibile per la UE-27, che parte dal 2002, il dato italiano era sempre stato superiore alla media europea; nel 2024 la distanza era ormai ridotta a 0,2 punti (9,8% contro 9,6%). Con il 2025 l’Italia si colloca al 14° posto su 26 Paesi con dato disponibile, ordinati dal valore più basso. I valori minori si registrano in Croazia (2,1%, dato a bassa affidabilità), Grecia (3,0%) e Irlanda (3,6%); i più alti in Spagna (12,8%), Germania (13,1%) e Romania (15,5%).
Quindici anni di riduzione
Nel 2010 la quota italiana era del 18,6%, quasi cinque punti sopra la media UE (13,8%). Da allora la riduzione italiana è stata più rapida: 10,4 punti contro 4,7. L’8,2% del 2025 è il valore più basso della serie italiana, che Eurostat pubblica a partire dal 1992.
Il calo dell’ultimo anno è di 1,6 punti. Il confronto con gli anni precedenti va però letto con cautela: nel 2021 la rilevazione europea sulle forze di lavoro è stata riformata e la serie presenta una rottura, come già nel 2014 e, per l’Italia, nel 2018.
Con l’8,2% l’Italia è inoltre sotto la soglia del 9% che l’Unione si è data come obiettivo per il 2030 nello Spazio europeo dell’istruzione; la media UE (9,1%) è ancora appena sopra.
Dove il divario resta ampio
Il dato medio nasconde differenze marcate. Per ripartizione il valore va dal 6,8% del Nord-Est al 7,0% del Nord-Ovest e al 7,7% del Centro, sale all’8,4% nel Sud e arriva al 13,7% nelle Isole, dove sia la Sicilia (13,7%) sia la Sardegna (13,6%) restano ben sopra la media nazionale ed europea.
La seconda linea di frattura riguarda il Paese di nascita. Tra i giovani nati in Italia la quota è del 6,7% (UE: 7,7% tra i nati nel Paese di residenza); tra i nati all’estero sale al 24,9%, contro il 20,5% della media europea, e al 27,1% tra i nati fuori dalla UE.
Restano differenze anche per genere: 10,1% tra i ragazzi e 6,2% tra le ragazze, entrambi sotto i rispettivi valori europei (10,6% e 7,5%). Quanto alla condizione occupazionale, dei giovani che hanno lasciato precocemente gli studi il 3,8% della popolazione 18-24 anni lavora e il 4,4% non lavora; tra questi ultimi, il 3,1% dichiara di volere un lavoro.
Cosa indicano i dati
Le statistiche non permettono di attribuire il miglioramento a cause specifiche, ma ne misurano la portata: in quindici anni la quota di giovani usciti precocemente dal sistema formativo si è più che dimezzata e oggi è inferiore alla media europea. Il problema non è però distribuito in modo uniforme, e si concentra nelle Isole e tra i giovani nati all’estero.
Per la pubblica amministrazione e per chi si occupa di orientamento e formazione, questi gruppi sono il bersaglio naturale degli interventi di recupero. Per le imprese, i giovani con al massimo la licenza media che già lavorano (il 3,8% della fascia d’età) sono un segmento per cui la formazione sul lavoro e il riconoscimento delle competenze acquisite possono pesare più del titolo di studio.
