Nel 2025 il 19,4% delle persone tra 16 e 74 anni che vivono in Italia ha seguito almeno un corso online nei tre mesi precedenti l’intervista, su qualunque materia. Nella media dell’Unione europea la quota è del 16,2%. Sono i dati dell’indagine europea sull’uso delle tecnologie dell’informazione nelle famiglie, aggiornati da Eurostat il 17 aprile 2026.
Con questo valore l’Italia è al 12° posto su 27 Paesi, appena dopo la Cechia (19,6%) e prima del Lussemburgo (19,2%). Le quote più alte si registrano in Irlanda (29,5%), Finlandia (28,8%) e Paesi Bassi (28,4%); quelle più basse in Germania (10,1%), Bulgaria (9,5%) e Romania (2,6%). Francia (11,3%) e Germania sono sotto la media europea.
Dal 2020 l’Italia è sopra la media
Nel 2015 i corsi online riguardavano il 3,9% degli italiani e il 5,1% degli europei. Il salto è arrivato tra il 2019 e il 2021: in Italia la quota è passata dal 7,1% al 19,5%, il valore più alto della serie, e da allora è rimasta tra il 17% e il 19,5%. Nel 2025 è al 19,4%, contro il 18,0% del 2024.
La media europea, invece, dopo il 18,6% del 2021 è scesa e nel 2025 si ferma al 16,2%. Il vantaggio italiano, che nel 2020 era di pochi decimi di punto, è così di 3,2 punti. Il confronto nel tempo va letto con cautela: per la media UE Eurostat segnala una rottura di serie nel 2021, e per il 2018 il dato non è disponibile.
Il titolo di studio fa la differenza
Il dato medio nasconde distanze molto ampie. Tra i 25 e i 54 anni ha seguito un corso online il 46,1% dei laureati italiani, contro il 30,4% dei laureati europei, e il 19,2% dei diplomati (UE: 13,3%). Tra chi ha al massimo la licenza media la quota scende al 6,6%, sotto la media europea dell’8,1%.
In Italia, quindi, il vantaggio sull’Europa riguarda chi ha già un titolo di studio medio o alto, mentre chi ha un’istruzione bassa resta più indietro degli europei con lo stesso titolo. Tra i laureati e chi ha al massimo la licenza media la distanza è di quasi 40 punti, contro poco più di 22 nella media UE.
Studenti e occupati avanti, disoccupati indietro
Lo stesso schema si ritrova per età e condizione professionale. Gli italiani sono sopra la media europea in tutte le fasce d’età, dai 16-24enni (27,4% contro 22,3%) ai 55-74enni (11,0% contro 8,3%), e tra studenti (33,7% contro 27,1%) e occupati (25,8% contro 19,8%). Sono invece sotto la media tra i disoccupati (12,9% contro 14,7%) e tra pensionati e altri inattivi (4,1% contro 4,8%).
| Gruppo | Italia | UE-27 |
|---|---|---|
| 16-24 anni | 27,4% | 22,3% |
| 25-54 anni | 23,6% | 19,9% |
| 55-74 anni | 11,0% | 8,3% |
| Studenti | 33,7% | 27,1% |
| Occupati | 25,8% | 19,8% |
| Disoccupati | 12,9% | 14,7% |
| Pensionati e altri inattivi | 4,1% | 4,8% |
Un dato va letto accanto a questo: chi ha usato materiale didattico online diverso da un corso completo, come video o esercizi, è il 27,0% in Italia contro il 28,6% della media UE. Il corso strutturato è quindi più diffuso che altrove, l’autoapprendimento informale un po’ meno.
Cosa indicano i dati
I dati non dicono quanto durino i corsi né se portino a una certificazione, e non permettono di attribuire la crescita a cause specifiche. Mostrano però che la formazione online raggiunge soprattutto chi è già istruito e già occupato.
Per la pubblica amministrazione e per i formatori, il punto critico sono i disoccupati e gli adulti con bassa istruzione, due gruppi in cui l’Italia resta sotto la media europea. Per le imprese, la familiarità di occupati e diplomati con i corsi online è una base su cui costruire percorsi di aggiornamento delle competenze.
