Dopo la scuola: lavora il 71,8% dei giovani diplomati e laureati da uno a tre anni
Nel 2025 in Italia era occupato il 71,8% dei giovani di 20-34 anni che avevano concluso gli studi, con almeno il diploma, da uno a tre anni. La media UE è dell'82,9%. In dieci anni la quota italiana è salita di oltre venti punti.
di Andrea Troisi · Mappatura delle Competenze · 2 min di lettura
Il tasso di occupazione dei neodiplomati e neolaureati misura la rapidità con cui chi esce dal sistema di istruzione trova lavoro. È un indicatore della capacità del mercato del lavoro di assorbire le competenze dei giovani.
Nel 2025 in Italia era occupato il 71,8% dei giovani tra 20 e 34 anni che avevano conseguito almeno il diploma da uno a tre anni e non erano più in istruzione o formazione. La media europea è dell’82,9%. L’Italia è 26ª su 27: solo la Grecia (62,4%) ha un valore più basso.
71,8%neodiplomati e neolaureati occupati a 1-3 anni dal titolo, Italia 2025
82,9%media UE-27
48,5%valore italiano nel 2015
Occupati tra i giovani che hanno concluso gli studi da 1-3 anni, 2025
% delle persone di 20-34 anni con almeno il diploma
ItaliaMedia UE / area euroAltri
Fonte: Eurostat, dataset edat_lfse_24. Elaborazione: Andrea Troisi · Mappatura delle Competenze · Troisi Ricerche.
Un recupero rapido
Nel 2015 la quota italiana era del 48,5%, oltre venticinque punti sotto la media europea (75,5%). Da allora è cresciuta quasi ogni anno, fino al 71,8% del 2025: la distanza si è più che dimezzata.
Il recupero riguarda sia i diplomati sia i laureati. Tra i neolaureati il tasso italiano è passato dal 57,5% al 78,7% (UE: 86,9%), tra i neodiplomati dal 40,7% al 62,9% (UE: 77,2%).
Occupati a 1-3 anni dal titolo per livello di istruzione, 2015-2025
% delle persone di 20-34 anni non più in istruzione
Fonte: Eurostat, dataset edat_lfse_24. Elaborazione: Andrea Troisi · Mappatura delle Competenze · Troisi Ricerche.
L’inserimento come investimento
I primi anni di lavoro sono decisivi per lo sviluppo delle competenze. Per le organizzazioni che assumono giovani, conoscere il punto di partenza di ciascuno permette di costruire percorsi di inserimento mirati e di valorizzare più rapidamente le nuove competenze.