Laureati: sono il 31,1% dei 25-34enni italiani, penultimi in Europa
Nel 2025 il 31,1% delle persone tra 25 e 34 anni in Italia aveva un titolo di studio terziario, contro il 44,8% della media UE. Solo la Romania fa peggio. Tra le donne la quota italiana è del 37,8%, tra gli uomini del 24,7%.
di Andrea Troisi · Mappatura delle Competenze · 2 min di lettura
La quota di giovani adulti con un titolo di studio terziario (laurea, laurea magistrale, dottorato o corsi terziari brevi come quelli degli ITS Academy) è l’indicatore europeo di riferimento per l’istruzione superiore. L’obiettivo fissato per il 2030 è il 45% delle persone tra 25 e 34 anni.
Nel 2025 in Italia la quota è del 31,1%, contro il 44,8% della media europea, che ha di fatto raggiunto l’obiettivo. L’Italia è 26ª su 27: solo la Romania (23,0%) ha un valore più basso. I valori più alti si registrano in Irlanda (66,8%), Lussemburgo (65,2%), Lituania (60,8%).
31,1%persone di 25-34 anni con titolo terziario, Italia 2025
44,8%media UE-27
45%obiettivo europeo al 2030
Persone di 25-34 anni con titolo di studio terziario, 2025
% delle persone di 25-34 anni
ItaliaMedia UE / area euroAltri
Fonte: Eurostat, dataset edat_lfse_03. Elaborazione: Andrea Troisi · Mappatura delle Competenze · Troisi Ricerche.
Il divario si allarga
In dieci anni la quota italiana è cresciuta dal 25,2% al 31,1%, quella europea dal 36,5% al 44,8%. La distanza è passata da 11,3 a 13,7 punti. Nel 2025 il valore italiano è sceso leggermente rispetto al 2024 (31,6%).
Il divario di genere è ampio: sono laureate il 37,8% delle donne italiane di 25-34 anni e il 24,7% degli uomini. Gli uomini italiani sono il gruppo più lontano dalla media europea (UE: 39,3%).
Persone di 25-34 anni con titolo terziario per sesso, 2015-2025
% delle persone di 25-34 anni
Italia, donneItalia, uominiUE-27, donneUE-27, uomini
Fonte: Eurostat, dataset edat_lfse_03. Elaborazione: Andrea Troisi · Mappatura delle Competenze · Troisi Ricerche.
Il titolo non è tutto
Il titolo di studio è un’indicazione utile ma incompleta del capitale umano: persone con lo stesso titolo possono avere competenze molto diverse, e molte competenze si sviluppano dopo la scuola. È per questo che, accanto ai titoli, le organizzazioni hanno bisogno di rilevare le competenze effettive.