Le competenze digitali sono ormai una componente trasversale di quasi ogni professione. Per questo l’Unione europea le misura con un indicatore comune, costruito su cinque aree: informazione e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti, sicurezza, risoluzione di problemi. Chi ha almeno un livello di base in tutte e cinque rientra tra le persone con competenze digitali “almeno di base”.
Nel 2025 in Italia questa quota è del 54,3% della popolazione tra 16 e 74 anni, contro il 60,4% della media europea. L’Italia è 19ª su 27 Paesi. I valori più alti si registrano in Paesi Bassi (83,6%), Irlanda (82,8%), Danimarca (81,5%).
Un passo avanti nel 2025
Il confronto con le rilevazioni precedenti mostra un miglioramento: in Italia la quota era del 45,6% nel 2021 e del 45,8% nel 2023. Nella media europea si è passati dal 53,9% al 60,4%. La distanza dall’Europa si è ridotta da circa otto punti a 6,1.
Un dato meno noto riguarda il livello più alto: le persone con competenze superiori a quelle di base in tutte le aree sono in Italia il 31,5%, di fatto in linea con la media UE (31,4%). Il ritardo italiano si concentra quindi nella fascia di chi non raggiunge la soglia minima.
Cosa significa per le organizzazioni
Per imprese e pubbliche amministrazioni il dato ha una conseguenza pratica: in Italia quasi una persona su due in età lavorativa o adulta non ha competenze digitali di base complete. Prima di progettare percorsi di formazione conviene sapere dove si trovano le lacune, persona per persona e area per area. È esattamente lo scopo di una mappatura delle competenze.
