Le imprese sono il principale luogo di formazione degli adulti che lavorano. L’indagine europea sulla formazione professionale continua (CVTS) misura quante aziende offrono ai propri dipendenti corsi o altre forme di formazione, come l’affiancamento, la rotazione delle mansioni, i circoli di qualità o l’autoapprendimento guidato.
Nel 2020 in Italia ha offerto formazione il 68,9% delle imprese con almeno 10 addetti, contro il 67,4% della media europea. L’Italia è 15ª su 27. I valori più alti si registrano in Lettonia (96,8%), Svezia (91,5%), Cechia (85,9%).
Quindici anni di rincorsa
Il cambiamento è stato netto. Nel 2005 offriva formazione il 32,2% delle imprese italiane, contro il 55,6% europeo. Nel 2020 l’Italia ha superato la media. In quell’anno, segnato dalla pandemia, la quota europea è scesa dal 70,5% del 2015 al 67,4%.
Il superamento vale per tutte le classi di impresa, ma resta la distanza tra piccole e grandi: in Italia offre formazione il 66,1% delle imprese con 10-49 addetti e il 95,5% di quelle con 250 e oltre.
Dalla quantità alla qualità
Il dato dice quante imprese formano, non quanto la formazione sia mirata. Il passo successivo, per molte aziende, è collegare i percorsi formativi a una rilevazione delle competenze: sapere da dove si parte permette di scegliere i contenuti e di misurare i risultati.
